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..che, quando segnano un gol, mostrano la maglia con su scritto “Io appartengo a Gesù”. Ma avete mai pensato che se anche il portiere avversario che avete appena impallinato fosse un atleta di Cristo, lui, il povero numero uno che inginocchiato e sconsolato vi guarda esultare e mostrare quella maglia, rischierebbe la crisi mistica?
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Il giudice sportivo ha usato la mano pesante contro Inter dopo la gazzarra scatenata l’altra sera contro la Samp. Dunque 3 giornate di squalifica a Mourinho, due a Cambiasso e due a Muntari. Il ghanese è stato punito per aver rivolto ripetutamente un’espressione ingiuriosa agli ufficiali di gara mentre usciva dal campo; l’argentino, invece, è stato squalificato per aver tentato di colpire con un pugno un giocatore della Sampdoria nel sottopassaggio che porta agli spogliatoi durante l’intervallo.
Strani provvedimenti e strano il comportamento dell’arbitro: se ha visto tali episodi nel corso dell’intervallo (e li ha visti dal momento che li ha refertati) avrebbe dovuto espellere immediatamente Cambiasso e Muntari e non permettere loro di rientrare in campo per la ripresa. Idem per il il tecnico portoghese. Tagliavento dunque, che ha preso decisioni giuste in campo, ha avuto paura. I giocatori ed il tecnico dell’Inter hanno inopinatamente intimidito lui e anche gli avversari, dal momento che la Samp ha praticamente rinunciato a giocare il secondo tempo per paura di ritorsioni. Un clima, spiace dirlo, da campetto di periferia e indegno per una grande squadra quale l’Inter aspira ad essere. Alla faccia della signorilità tanto sbandierata dal presidente Moratti. Quanto allo “special one” ora ha davvero esagerato con la sua mania di protagonismo e la sua spocchia. Accettare ogni tanto il verdetto del campo lo renderebbe più simpatico e gioverebbe alla sua immagine. Il calcio esisteva anche prima di lui. Giusto che ogni tanto ci sia un Ranieri o un Mazzarri a ricordarglielo.
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Bertolaso (su Repubblica di oggi) sostiene che alla fine di questa vicenda se ne andrà in pensione e tornerà, come tanti anni fa, a fare il medico in Africa. Ma non è ingegnere?
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Scalfari pone 10 domande a Bertolaso. Memore delle mancate risposte di Berlusconi alle “sue” 10 domande, Scalfari ci prova in via indiretta col sottosegretario:
-domanda 2 … ” ha comunicato questa sua preoccupazione al presidente del Consiglio? Ottenendo quale risposta?”
-domanda 4… “ha comunicato al presidente del Consiglio questa sua eventuale preoccupazione ?”
Insomma,la tentazione di fare domande a Berlusconi è sempre forte a Repubblica….visto che lui non risponde, avranno pensato, proviamo a sapere cosa ne pensa da chi
gli è molto vicino.
Noto che Scalfari scrive “presidente (minuscolo) del Consiglio (maiuscolo). Non credo sia un refuso.
Noto anche che Bertolaso ha risposto il giorno dopo: rispetto ai sei mesi di Berlusconi, che poi ha fatto rispondere Vespa, è una rimarchevole differenza.
Per segnare definitivamente le distanze dal capo, aspettiamo le dimissioni. Ampiamente motivate dalla mordace controreplica di Scalfari di stamane: chapeau.
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Al di là degli aspetti giudiziari, ancora tutti da chiarire, di questa squallida vicenda che ha sta travolgendo Bertolaso rimangono alcune immagini.
La prima è quella delle risate compiaciute con la quale gli indagati hanno accolto, già dalla notte del 6 aprile, le notizie del terremoto dell’Aquila. Indecenti.
La seconda riguarda la discutibile scelta di Bertolaso di andare a farsi massaggiare (prestazioni sessuali o
fisioterapia non importa) probabilmente gratis, presso il centro benessere di uno dei contractor dei lavori della Maddalena, per i quali egli stesso era commissario straordinario.
Peraltro Bertolaso si è sempre scagliato, giustamente, contro quella dissennata gestione del territorio che, attraverso una edificazione selvaggia e priva di regole, aumenta i rischi in caso di emergenze. Ebbene il Salaria Sport Village, il centro frequentato da Bertolaso, è stato costruito in un’area a rischio esondazione, a ridosso del Tevere e per questo, nei mesi scorsi, sottoposto a sequestro giudiziario.Bertolaso non poteva non sapere. Era opportuno che il capo della Protezione Civile frequentasse una struttura tanto chiaccherata?
Evidentemente i riconoscimenti pubblici ed i poteri straordinari che aveva avuto negli ultimi anni avevano obnubilato la sua capacità di distinguere le amicizie pericolose e le frequentazioni inopportune. Si chiama delirio d’onnipotenza e, purtroppo, non riguarda solo lui.
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Maurizio Belpietro, ieri sera a Ballarò, ha criticato gli incentivi statali ricevuti in questi anni dalla FIAT.
E’ il minimo che ci possa aspettare da un appassionato fautore del “libero” mercato.
A proposito di Libero (il quotidiano): è sovvenzionato dallo Stato (7.794.367,53 euro nel 2008) e per consentirgli di godere dei contributi pubblici nel 2006 è stata creata una ONLUS che a sua volta controlla la Srl editrice del giornale.
Chissà se il direttore di Libero è d’accordo con quanto affermato ieri da Belpietro ?
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“Credo che sia un gesto di coraggio per un ragazzo di 20 anni presentarsi agli elettori. Tanto di cappello”. A ufficializzare la candidatura a Brescia di Renzo Bossi, figlio del ministro Umberto Bossi, e’ il viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli (da Repubblica.it).
A parte il fatto che un ventenne con un altro cognome, anche in possesso di tutto il coraggio del mondo, non avrebbe mai trovato nessuno disposto a candidarlo. E poi ci vuole molto, ma molto più coraggio a votare per lui.
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Rutelli ha dichiarato che per lui è un sollievo escere uscito dal PD
per evitare di commentare i risultati delle primarie pugliesi. Se ne fosse andato prima saremmo stati tutti sollevati dal commentare i risultati delle elezioni al Comune di Roma del 2008. Sollievo reciproco.
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